Sagra d'Albassan

Sagra di San Genesio, Albazzano

Programma 2016

Giovedì 18 Agosto

La Famija Pramzana

  • ORE 19.30
    Apertura gastronomia
  • famija pramzana ORE 21.15
    La Famija Pramzana
    Spettacolo di teatro dialettale

Venerdì 19 Agosto

A cena con Giampaolo artist Cantoni

  • ORE 19.30
    Apertura gastronomia
  • Gianpaolo Cantoni ORE 19.30
    A cena con Giampaolo artist Cantoni: una serata in compagnia del sorriso!

Sabato 20 Agosto

Taro Taro Story

  • ORE 19.30
    Apertura gastronomia
  • taro taro storyORE 21.30
    Taro Taro Story

Domenica 21 Agosto

Musica e Cabaret

  • ORE 16.30
    Giochi Bimbi
  • ORE 19.30
    Apertura gastronomia
  • Medioli e Martani ORE 21.30
    Concerto di Corrado Medioli ed Eugenio Martani
    Musica e cabaret..duo travolgente

Martedì 23 Agosto

Burraco giorno e notte

  • ORE 16.00
    Torneo Burraco Day
    Ore 15.30 Apertura iscrizioni
    Ore 16.00 Inizio torneo*
  • ORE 19.30
    Apertura gastronomia
  • burraco ORE 21.00
    Torneo Burraco Night
    Ore 20.30 Apertura iscrizioni
    Ore 21.00 Inizio torneo*
  • Tornei aperti a tesserati e non
    Info: Paolo 340 3323142 / 0521 868213

Giovedì 25 Agosto

San Genesio e Fuochi d'Artificio

  • san genesio martireORE 11.00
    S.S. Messa patrono San Genesio martire
  • ORE 19.00
    Apertura gastronomia
  • ORE 21.30
    Dj Marco Pipitone Dj Marco Pipitone
  • fuochi artificialiORE 23.00
    Fuochi d'Artificio

La Storia

Il villaggio, il nome, la storia

Albazzano sorge sul ridente poggio, di fronte all'avvallamento compreso tra le propaggini del Mote Verola (mt 784) e del Monte Fuso (mt 1117), alle falde del contrafforte destro del monte della pieve romanica di Tizzano. L'ordinata disposizione delle sue case e della sua chiesa dedicata a San Genesio, con la sua torre svettante verso il cielo, lo rendono pittoresco, specialmente se visto dalle alture circostanti. Nei pressi della chiesa sorge la bella "Corte Dei Manici" alla quale si accede attraverso un portale settecentesco metà il pietra e metà in cotto. Il clima salubre e la possibilità di compiere, o passeggiate a piedi nei boschi, o gite in auto (Monte Caio, Lago Santo, Passo del Lagastrello, Lago Verde, Lago Ballano, Parco dei Cento Laghi) sono un forte richiamo per ritemprarsi nei mesi caldi. Controversa l'origine del nome; nelle carte degli archivi di Parma dei secoli X - XI -Doc LXXVI pag. 233, si legge "Albarano". Tuttavia la sua posizione così favorevole, anche in tempi antichi ad essere inondata dalle prime luci dell'alba, da cui il toponimo "ALBA LUX", rende più probabile il nome "Albazano" come riportato nelle carte dell'Archivio Vaticano ed in altri documenti del tempo.

La chiesa di S. Genesio

Campanile della Chiesa di Albazzano

Già nel 1230 dipendeva dalla pieve di Tizzano; all'inizio del XVII secolo era di proporzioni ridotte e con un cacampaniletto a vela per una sola campana. Nel 1632 fu costruita la cappella di San Rocco oggi di San Giuseppe, e successivamente un'altra cappella che attualmente ospita una "Madonna Vestita". Sulla facciata vi figurava una statua di S. Genesio di terracotta e nel 1716 fu rifatto il portale in arenaria. Tra il 1781 e 1785 fu costruito anche il campanile. Nel 1829 la facciata, che ospita il portale, fu risistemata da Pietro Capitani con due coppie di grandi lesene. L'interno presenta sulla parete di sinistra presso il confessionale in noce (1800) un singolare affresco raffigurante "La Pietà" di W. Madoi (1970); poco più avanti in una nicchia vi è una scultura in legno di pero di S. Genesio dono di una famiglia locale. Dietro l'altare spiccano due belle vetrate moderne, realizzate su bozzetto del professor Francesco Soncini che raffigurano due misteri caratterizzanti la fede cristiana: "La Trinità" e "L'Eucarestia". Anche la vetrata a lunetta sopra il portale raffigurante "Cristo Misericordioso" è opera dello stesso Soncini. Tutte e tre le vetrate sono state donate da una famiglia locale. Nella sagrestia è custodito un olio su tela in ovale (1700) di S. Luigi Gonzaga.

La pietà di W. Madoi

Affresco raffigurante la Pietà del pittore Madoi (1970), chiesa di Albazzano

In segno di riconoscimento per essere stato nascosto e protetto durante l'occupazione nazista da don Giorgio Battilocchi, il pittore Walter Madoi, dipinse nel 1970, sulla parete della chiesa un affresco raffigurante la Pietà.
Le tinte cupe esprimono fortemente la partecipazione dell'umanità al dolore della Vergine di fronte al figlio morto; l'umanità è qui rappresentata dai volti smarriti di personaggi del luogo.
Il volto della Vergine ha le sembianze del volto della moglie del pittore.
Anche la natura, con le piante flagellate da un furioso temporale, esprime lo stesso strazio.
In questo affresco è forte il richiamo ad ogni tragedia umana, dove arriverà comunque la luce della Pasqua.

La fiera

Il 25 agosto, per il culto speciale di S. Genesio martire, Albazzano divenne meta di pellegrinaggio. Già dal 1309 la necessità di provvedere di vitto i forestieri che vi affluivano fin dalla vigilia (24 agosto) e durante tutta l'ottava della festa, diede origine alla fiera. Nel 1389 il marchese Gio F. Pallavicino, conte di Tizzano "concede e statuisce di fare ogni anno una fiera libera ed exempta da ogni dazio, eccetto che il dazio del vino". Il Dizionario Topografico Molossi riporta che tale fiera era di grande rinomanza, perché in quei giorni arrivavano devoti e commercianti da stati estensi, mantovani e lunigianesi. Il 24 agosto, giorno di S.Bartolomeo, si svolgeva la mostra e la negoziazione degli ovini, il 25 agosto, giorno di S.Genesio quella dei bovini, il 26 agosto "coda della fiera" si commerciavano tutti i tipi di bestiame e vi erano bancarelle per vendere oggetti artigianali e manufatti; vi era una grande moltitudine e varietà di persone con saltimbanchi, giocolieri, commedianti e persino barbitonsori. Non mancavano giostre, sale da ballo e osterie. Questa annuale riunione era quindi un centro importante di trattazione di affari e gradita occasione di svago e di ritrovo di vecchi e nuovi amici e convegno di giovani. La fiera si svolgeva nella località "il Madone", detto già nel 1679 "prato della fiera". Nei primi anni del 1900 la sede della fiera fu trasferita in località "Chiastrella". In seguitò ritornò nella sede originale anche se recentemente per un breve periodo di tempo, si svolse come Festival (sala da ballo) al boschetto. Nel 1989 un dinamico comitato di residenti e villeggianti, ha recuperato la pittoresca manifestazione modernizzandola. Saltimbanchi e giocolieri sono stati sostituiti da giochi nuovi e vecchi come green volley, gioco delle carte e le bocce; si balla il ballo liscio, vi sono spettacoli musicali, fuochi d'artificio e non meno importante, si gustano specialità gastronomiche.

Bibliografia: - A.Vignali, Albazzano e la sua chiesa, 1951, Tipografia La Commerciale, Fidenza - Comune di Tizzano Val Parma, Tizzano val Parma - Legenda e Leggena - Comune di Tizzano Val Parma, Tizzano val Parma - Immagini e Percorsi - Articoli della Gazzetta di Parma, anni '92, '94, '95.

San Genesio

San Genesio

San Genesio Martire

Attore, lavorava in un opera che derideva il battesimo cristiano, quando ricevette una parola che lo convertì alla fede cristiana. Rifiuto di rinunciare alla sua nuova fede e per questo fu maritizzato nel 303 durante le persecuzioni di Diocleziano. Mimo, santo, martire, i resti sono all’altare di S. Lorenzo nella chiesa di S. Sabina. Fu qui traslato da Sisto V, unitamente a S. Eleuterio, dalla chiesa di S. Giovanni della Pigna. La primitiva sepoltura di Genesio, in seguito restaurata da Gregorio II (731-741), è indicata dalla Notitia Ecclesiarum e dal De Locis sulla via Tiburtina, nel Cimitero di S. Ippolito. M.R.: 25 agosto - A Roma san Genesio Martire, il quale, essendo prima pagano e commediante, mentre nel teatro, alla presenza dell'Imperatore Diocleziano, metteva in burla i misteri dei Cristiani, improvvisamente, ispirato da Dio, si convertì alla fede e fu battezzato. Poco dopo, per ordine dell'Imperatore, fu percosso crudelissimamente con bastoni, quindi sospeso sull'eculeo, con uncini fu lacerato per lunghissimo tempo e anche abbruciato con fiaccole. Finalmente, perseverando nella fede cristiana, dicendo: "Non vi è altro Re che Cristo, per il quale se mille volte io fossi ucciso, voi non me lo potreste mai togliere nè dalla bocca, nè dal cuore", colla decapitazione meritò la palma del martirio.

[ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]

San Genesio di Roma Martire 25 agosto

Etimologia: Genesio = genitore, generato, dal greco.
Emblema: Palma.
Vita: Quando l'imperatore Diocleziano venne a Roma, fu accolto con la più grande magnificenza. Fra le feste, si diedero pure delle rappresentazioni teatrali, in sua presenza. Uno dei comici principali, Genesio, volle mettere in burla le cerimonie del Battesimo dei Cristiani. Era sicuro di far ridere gli spettatori. Postosi dunque a letto sul palcoscenico si finse ammalato e si cominciò questo dialogo.
– Ah, miei amici, io sento sopra di me un grave peso, e vorrei ben essere liberato!
– Che faremo per toglierti questo peso?
– Quanto siete mai privi di intendimento! Io sono risoluto di morire cristiano affinché Iddio mi riceva nel suo regno, come quelli che, per assicurare la loro salvezza, hanno rinunziato all'idolatria e alla superstizione.

Allora si chiamarono due attori, uno dei quali rappresentava il prete e l'altro l'esorcista. Venuti al capezzale dell'ammalato gli dissero:
– Perché, figlio, ci fai qui venire?
– Perché desidero ricevere la grazia di Gesù Cristo, e di essere rigenerato, onde potermi liberare dai miei peccati.

Genesio venne allora battezzato e rivestito di una veste bianca come solevano fare i Cristiani: e ciò gli attori lo facevano sempre per burla. Intanto continuando la scena, sopravvennero altri attori vestiti da soldati, i quali si impadronirono di Genesio e lo presentarono all'imperatore per essere interrogato nella stessa maniera con cui s'interrogavano i Cristiani. Fin qui si era creduto che fosse una farsa come era stato nell'intenzione di tutti, ma ben presto imperatore, attori e spettatori conobbero che per Genesio non era più una commedia. Difatti il comico, rivoltosi improvvisamente al popolo che rideva gustosamente, e con tutta naturalezza e serietà disse:
– Signori e voi tutti che siete qui presenti, ascoltate ciò ch'io sto per dire. Io non ho mai udito pronunziare il nome cristiano senza inorridire e detestare anche quei miei parenti che professavano questa religione. Mi sono istruito nei misteri e nei riti del Cristianesimo unicamente per dileggiarli e per farli disprezzare dagli altri; ma in questo istante tosto che l'acqua ebbe lavato il mio capo ed ebbi risposto ch'io credeva a tutte quelle cose su cui venivo interrogato, ho veduto sopra il mio capo una schiera di Angeli splendenti di luce che leggevano in un libro tutti i peccati da me commessi fin dalla fanciullezza; indi immerso questo libro nell'acqua in cui io ero pure immerso, me lo mostrarono più bianco della neve e senza alcuna traccia di scrittura. Voi dunque, o possente imperatore, voi dunque, o romani che mi ascoltate, voi tutti che vi beffavate con me dei misteri del Cristianesimo, credetemi: Gesù Cristo è il vero Dio, che è la luce e la verità, e che da lui solo potete ottenere il perdono dei vostri peccati.

Udendo queste parole, tutti gli spettatori trasecolarono. Diocleziano, credendosi burlato, lo fece flagellare e lo consegnò al prefetto Plauziano. Genesio disteso sul cavalletto ebbe rotte le costole e da ultimo fu decapitato.

In queste sofferenze il martire andava ripetendo: "Non vi è altro Dio all'infuori di quello che io ebbi la fortuna di conoscere. Io non adoro né servo altro che a lui: a lui solo starò sempre unito, dovessi anche soffrire mille morti".

[Autore: Antonio Galuzzi]

San Genesio di Arles Vescovo e martire 25 agosto

Patronato: Attori.
Etimologia: Genesio = genitore, generato, dal greco.
Emblema: Bastone pastorale, Palma.
Vita: La recensione piú antica degli Atti racconta che Genesio, "Grelatensis urbis indigena" è entrato giovanissimo nella milizia, vi ebbe l'ufficio di notarius o stenagrafo. Allo scoppio della persecuzione abbandonò improvvisamente il suo ufficio e fuggí, nascondendosi però ai persecutori. Essendo catecumeno chiese il Battesimo, ma il vescovo non poté conferirglielo. Nella fuga fu sorpreso dai persecutori. presso il Rodano: egli allora attraversò il fiume ma, sull'altra sponda, fu catturato ed ucciso.
I fedeli conservarono la memoria del luogo dove il martire morì, lasciandovi cruoris vestigia e trasportarono all'altra sponda i suoi resti. Secondo la testimonianza di qualche manoscritto questa passio fu composta "a s. memorie Paulino episcopo".

Nel passato fu creduto che egli potesse identificarsi con il vescovo di Nola (m. 431), come ritenne il Ruinart (p. 602), o col vescovo di Béziersca. 400-419. Un altro testo di pari valore biografico, è un sermo sul martire, attribuito generalmente a un Euselius della Gallia.
Recentemente però il Cavallin, ed ha provato che la passio sopra menzionata gli è posteriore e non può essere assegnata quindi a nessuno dei due "Paolino" indicati sopra. Per quanta riguarda il vescovo di Nola, in particolare, non ci pare di ritrovare nel testo della passio alcune caratteristiche di lui come agiografo né le finezze della prosa sua. Un rifacimento posteriore, infine, nulla aggiunge alle notizie sul martire.
In ogni caso si deve accettare la testimonianza dell'agiografo, che dichiara di aver messo per iscritto la tradizione orale e di averla riprodotta con fedeltà ("haec omnia fidelitet atque ut gesta sunt, vel dicta vel comperta... agno scite"). Il racconto, infatti, povero di notizie, sembra averci conservato quella tradizione, giunta inalterata nelle grandi linee fino al sec. V.

Due testimonianze letterarie di rilievo si riferiscono al culto del martire di Arles: di Prudenzio e di Venanzio Fortunato Sebbene semplici menzioni del martire, i due passi, ricollocati nel contesto, presentano Genesio come il santo proprio della città di Arles: a somiglianza delle altre città di Gallia e di Spagna, recanti a Cristo il dono dei loro martiri, Arles offre, come suo, Genesio: Una serie di sarcofagi cristiani di Arles, tutti del sec. IV, raffigurano, all'angolo delle estremità teste imberbi. Secondo un'ipotesi del De Rossi e di Le Blant esse non sarebbero genericamente decorative, ma si riferirebbero al Genesio, con evidente allusione alla sua giovane età. Insieme con altre testimonianze, si ha notizia di pellegrinaggi alla tomba del santo, visitata da s. Apollinare di Valenza e di miracoli ivi operati. La diffusione del suo culto in altre città della Gallia e di fuori ha dato motivo a "localizzazioni" e a successivi "sdoppiamenti" della figura di Genesio.

Si conoscono gli omonimi seguenti: Genesio di Alvernia (iuxta Tigernense castellum); Genesio di Béziers; Genesio di Roma, mimo. Per taluni di questi possiamo esser sicuri o quasi, che si tratta del medesimo santo di Arles. Tale è il caso di Genesio Sciarensis: nel sec. XV si stabilí un convento minoritico presso Cartagine, che prese nome di "San Ginés de la Xara" per il preesistente culto del martire di Arles. Altrettanto può dirsi di Genesio di Cordova, commemorato nel tardo Martyr. Hispanum dell'erudito Giov. Tamajo de Salazar: esso infatti proveniva dall'antico Breviario Mozarabico che conteneva anche un inno in onore di Genesio di Arles.
Crediamo che qualcosa di somigliante sia pure avvenuto per Genesio di Alvernia, perché Gregorio di Tours racconta che il vescovo Avito costruí una basilica magna sulla tomba di Genesio, martire del luogo, dove si trovavano però anche le reliquie di Genesio di Arles. Si può credere che proprio queste reliquie abbiano creato l'opinione che Genesio fosse un santo del luogo, come è avvenuto in molti casi. Riteniamo ancora che Genesio di Béziers non sia altro che quello di Arles.

Il fenomeno dello sviluppo del culto di un martire, che si trasforma in figure distinte di omonimi, con propria storia e fisionomia, trova una ulteriore significativa conferma, per Genesio di Arles, nella vicenda di Genesio il mimo, di Roma.

[Autore: Serafino Prete.]

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